La tradizione transumante rappresenta uno degli elementi più affascinanti della cultura rurale abruzzese. Con il nostro microprogetto Alpeggio&Transumanza aggiungiamo un ultimo tassello di interesse per il turista che visita l’Abruzzo, attraverso la realizzazione di un pacchetto di itinerari “open air” alla scoperta dei nostri tratturi, ovvero le antiche e lunghe vie d'erba lungo le quali avveniva tradizionalmente la transumanza, lo spostamento stagionale delle greggi dai pascoli estivi dei monti dell'Abruzzo a quelli invernali di pianura, nel Tavoliere delle Puglie. Tali pacchetti formeranno parte integrante del microprogetto Alpeggio&Cultura e saranno correalati con esso, ma anche vendibili singolarmente. Le antiche vie dei pastori abruzzesi diventano occasione di sviluppo turistico regionale. La proposta per la riscoperta dei tratturi si rivolge ad un turismo di tipo ecologico, culturale e sportivo in linea con l’ambiente delle aree interessate: passeggiate a cavallo, sport equestri, trekking e mountain bike nella natura, artigianato e ospitalità rurale. Organizzeremo delle “giornate della transumanza” chiamate A SPASSO PER TRATTURI, con guide esperte che illustreranno ai gruppi in visita la storia e il significato della tradizione pastorale. Una giornata tipo sarà caratterizzata da un servizio di trasporto, dall’escursione a tappe nei tratturi, dall’offerta di pranzi e cene a base dei genuini prodotti locali e da eventuali pernottamenti nelle più suggestive strutture ricettive agresti. Per facilitare l’incontro tra l’utenza turistica e la popolazione locale sarà prevista una Sagra della Transumanza strutturata secondo un calendario di iniziative quali incontri di musica e canti popolari, teatro, esposizione e degustazione di prodotti tipici organizzate nei vari territori. 3) Sulmona, Pettorano, Pacentro, Palena, Venafro, Castelluccio fino a Lucera; 4) Pescasseroli, Alfedena, Castel di Sangro, Isernia fino ad Ascoli Satriano; 5) L’Aquila Foggia (245 Km); 6) Celano - Foggia (210 km) con Roccaraso, Rivisondoli, Roccapia, Corfinio, Pratola Peligna e Sulmona; 7) Lucera, Piano delle Cinque Miglia, Castel di Sangro (130 km); 8) Pescasseroli - Candela; Oggi dell'antica rete rimangono 16530 ettari, di cui 6000 occupati da strade, ferrovie o corsi d'acqua e 3000 che risultano impraticabili per la forte pendenza.I più grandi, situati in pianura per facilitare l'entrata delle numerose greggi nel Tavoliere, erano larghi fino a 111 metri, quelli piccoli 55. Vi erano punti di sosta, i cosiddetti "riposi", strategicamente posti in zone ampie (fino a 56 ettari) ombreggiate e ricche d'acqua, adibite al ristoro di greggi e pastori. Nel 1870 la pianta ufficiale dell'Abruzzo ne contava 24, più una dozzina di interni denominati tratturelli. Una grande azienda pastorale poteva possedere fino a 5-10.000 ovini, oltre a numerosi cani, muli, asini e cavalli per il trasporto di cose e persone. Il tutto era gestito dal massaro, coadiuvato dal sottomassaro o "caciario", addetto cioè alla mungitura e alla lavorazione del formaggio e della ricotta. Vi erano poi i "butteri" che procuravano acqua, legna, paglia, curavano le recinzioni e gli equini. Infine vi erano i semplici pastori, sempre affiancati dai possenti cani-pastore, provvisti di cappello, gambali di pelle d'agnello, bisaccia, bastone col manico ad uncino e coltellino. LA TRANSUMANZA: UNA NOSTRA DISTINTIVA E SECOLARE RICCHEZZA PASTORI D'ABRUZZO “Settembre, andiamo. È tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei Pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti. Han bevuto profondamente ai fonti alpestri, che sapor d’acqua natìa rimanga ne’ cuori esuli a conforto, che lungo illuda la lor sete in via. Rinnovato hanno verga d’avellano. E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erba l’fiume silente, su le vestigia degli antichi padri. O voce di colui che primamente conosce il tremolar della marina! Ora lungh’esso il litoral cammina la greggia. Senza mutamento è l’aria. Il sole imbionda sì la viva lana che quasi dalla sabbia non divaria. Isciacquìo, calpestìo, dolci romori. Gabriele D’Annunzio LA TRANSUMANZA è sempre esistita nelle nostre terre e riuscire dunque a stabilire una data storica precisa è difficile. Per ricordare quest’antica usanza è stato perfino emesso un francobollo che è possibile acquistare in tutti gli sportelli filatelici italiani, ma sicuramente l’avvenimento più importante e recente di questa pratica pastorale è il dono di una medaglia d’oro, conferita dal Presidente della Repubblica Italiana, a Leotizio Aromatario, il più anziano transumante d’Abruzzo. Transumanza, vuol dire “Pastorizia trasmigrante”. La parola e composta dal suffisso trans (di la da) e dal termine humus (terra), per designare il passaggio delle greggi che migrano “di la dalla terra (consueta)”. Ma la transumanza non è propriamente una “Pastorizia nomade”, ovvero senza fissa dimora, e neppure una Pastorizia di tipo stanziale, con una sola dimora. La Pastorizia trasmigrante si basa su quattro capisaldi: - il cambio tra due sedi note in determinati periodi dell’anno; La transumanza, diffusa in Spagna, Francia meridionale, Svizzera, Germania meridionale, area dei Balcani e Italia, conobbe la sua affermazione più originale in Abruzzo e poi anche in Molise, Puglia, Campania e Basilicata. Già in piena Età del Bronzo, la Pastorizia nomade risultava praticata dalle popolazioni insediate nell'area abruzzese; essa subì un certo regresso all'inizio del I millennio a.C., con l'affermarsi della cultura agricola dei Piceni, che restrinsero l'area di insediamento dei pastori appenninici alle zone montane più interne. A partire dal VII secolo a.C., con l'imporsi delle popolazioni sabelliche, la Pastorizia conobbe rinnovato impulso: queste stirpi, dette italiche, praticarono un allevamento di ovini circoscritto al territorio nel quale erano insediate, con spostamenti limitati fra il monte ed il piano direttamente sottostante. Già in piena Età del Bronzo, la Pastorizia nomade risultava praticata dalle popolazioni insediate nell'area abruzzese; essa subì un certo regresso all'inizio del I millennio a.C., con l'affermarsi della cultura agricola dei Piceni, che restrinsero l'area di insediamento dei pastori appenninici alle zone montane più interne. A partire dal VII secolo a.C., con l'imporsi delle popolazioni sabelliche, la Pastorizia conobbe rinnovato impulso: queste stirpi, dette italiche, praticarono un allevamento di ovini circoscritto al territorio nel quale erano insediate, con spostamenti limitati fra il monte ed il piano direttamente sottostante. Con la successiva romanizzazione, superato il frazionamento del territorio e soppressa la conflittualità fra le tribù sabelliche ed i Dauni (gli agricoltori del Tavoliere di Puglia), la Pastorizia abruzzese estese i propri orizzonti alla piana pugliese. In epoca Romana, i percorsi della Transumanza furono determinati e tutelati da leggi che divennero più rigorose sotto la dominazione aragonese. Il periodo di maggiore floridezza per la Pastorizia abruzzese coincide però con il XV secolo, in seguito alla Prammatica di Alfonso IV d’Aragona (1447) che istituiva la Regia Dogana della Mena delle Pecore e rendeva obbligatoria la transumanza annuale, inesauribile fonte di entrate per il fisco regio. Diversi studi stimano che, in quel periodo, 30000 pastori abruzzesi conducessero a svernare in Puglia non meno di 3 milioni di pecore; considerando le attività connesse e una popolazione totale di circa 300000 abitanti si può sostenere che almeno il 50% della popolazione abruzzese dipendesse direttamente dalla Pastorizia transumante. Lo straordinario sviluppo della Pastorizia fu determinato tra l’altro dalla complementarietà tra pascoli montani abruzzesi e molisani e le erbose pianure pugliesi. Lo spostamento di uomini e greggi che alla fine della primavera e all’inizio dell’autunno di ogni anno interessava le regioni adriatiche, avveniva lungo una rete regolamentata di “vie erbose”, i tratturi. I tratturi erano attrezzati con una serie di “strutture di servizio”, tra le quali per importanza e diffusione spiccano le Chiese tratturali, come per esempio le chiese di S.Paolo in Peltuinum e di S.Maria di Centorelli, lungo il famoso “tratturo del re”. Lo straordinario sviluppo di questa attività fu determinato proprio dallo sfruttamento della complementarietà dei pascoli montani abruzzesi - inagibili d'inverno ma rigogliosi d'estate - e le erbose pianure del Tavoliere di Puglia. Strumento di questa utilizzazione integrata fu la transumanza, spostamento stagionale di uomini e greggi che, alla fine della primavera e all'inizio dell'autunno, percorrendo a piedi centinaia di chilometri, si muovevano fra le due aree geografiche di pascolo. Il Pastoralismo di tipo tradizionale in Abruzzo come in Sardegna, si caratterizza per una certa tenuta tra le nuove generazioni, in controtendenza con quanto avviene nel resto d’Italia, assicurando non soltanto prodotti caseari di elevata qualità ma anche, in quanto attività umana stabile, una significativa resistenza socio-economica al progressivo impoverimento dei borghi montani. I pastori, inoltre, possono essere autentici presidi a difesa della naturalità dell’ambiente. Scaturisce da qui l’interesse del Parco a riflettere sul valore del Pastoralismo tradizionale ed a promuovere in particolare la formazione dei giovani, nell’auspicio che l’allevamento di tipo pastorale continui a giocare un importante ruolo nello sviluppo dei territori interni. Nell'Italia meridionale, la razza ovina dominante da sempre allevata è quella Mérinos, pare introdottavi dalla Spagna, dove era stata precedentemente importata dagli arabi. La Mérinos è una razza pregiata in quanto molto resistente ed in grado di fornire la lana più “fine”, cioè con ottime caratteristiche qualitative. Per l'accurato allevamento della specie Mérinos sono ideali le zone montane come quella appenninica abruzzese, dove rapidi corsi d'acqua permettono il “salto” nell'acqua dell'animale per il parziale sgrossamento prima della tosa. Col trascorrere dei secoli, si consolidò in Abruzzo il tacito connubio tra le attività preminenti di due tipiche figure storiche: il Pastore, attore principale dell'allevamento ovino, e lo scardalana, ruolo oggi scomparso e che si occupava della trasformazione della lana. Il legame tra queste due figure sociali è testimonianza esemplificativa dell'evoluzione del processo economico locale. Il primo, dedito sul posto ai suoi allevamenti ed alle attività connesse, in genere non prestava la propria opera come lavoratore subordinato e, nel periodo invernale, restava in Abruzzo a svolgere attività stanziale o migrava nelle Puglie, sulla via dei tratturi. In Abruzzo, i pastori restavano sui monti per circa cinque mesi nella bella stagione, da giugno a ottobre, per poi tornare, in 3 settimane e percorrendo almeno 250 km, verso i pascoli delle pianure pugliesi per i restanti sette mesi. STORIA DI UNA PECORA Sono un erbivoro e un ruminante che bruca sulla terra e a differenza delle capre, non mi alzo sulle zampe posteriori e non salgo sui piccoli alberi. Sono un animale sociale perché amo stare in gruppo e mi sposto sempre con i miei simili; di solito seguo un mio simile leader del gruppo, se resto isolata o vengo lasciata sola entro nel panico più completo!! La mia età può essere determinata dai denti che sono posizionati solo nella mascella inferiore; sulla mascella superiore è presente solo una formazione ossea continua dove i denti battono per permettermi di strappare l'erba. Alla nascita gli agnelli hanno 8 denti di latte o incisivi provvisori, a circa un anno, i due incisivi frontali dell'arcata sono sostituiti con quelli permanenti. A 2 anni altri due denti incisivi permanenti prendono il posto di quelli di latte. Fra i 3 ed i 4 anni compaiono gli altri denti permanenti. Quindi a 4 anni la pecora possiede 8 denti definitivi. Negli anni successivi, progressivamente, i denti definitivi cominciano ad abbassarsi in altezza per l'uso ed a diradarsi , cioè si nota più spazio fra dente e dente. I denti si consumeranno fino a diventare rotondeggianti come un chicco di mais e cominceranno a cadere. La mia temperatura corporea è di circa 38.5/39.5 °C, ma fino ai 40.5°C non ho febbre ma solo una leggera alterazione! La mia frequenza cardiaca è di 60-90 battiti al minuto ed il tasso respiratorio di 12 - 20 al minuto. Il movimento del rumine avviene una/due volte al minuto. Negli agnelli, la temperatura, la frequenza cardiaca ed il tasso respiratorio sono più alti. La mia attività riproduttiva è controllata dalle stagioni e dalla durata del giorno. Nella nostra zona climatica, quando le giornate si accorciano e le temperature diventano più fredde inizia il processo riproduttivo. Durante il periodo fertile, le pecore entrano nell'estro o calore ogni 17 giorni. Soltanto durante l'estro permette all'ariete o maschio di accoppiarsi. La durata dell'estro è di sole 24 - 36 ore. Se per qualsiasi motivo l'accoppiamento non avviene, bisogna aspettare 17 giorni per il nuovo estro e così via fino a che non avviene l'accoppiamento o termina il periodo riproduttivo. Durante il picco dell'estro una pecora può fiutare, leccare l'ariete e muovere velocemente la coda ( od il mozzicone della coda, se tagliata ). L'ariete, quando capisce che la pecora è in calore, alza la testa ed arriccia il suo labbro superiore. Un ariete maturo può accoppiarsi facilmente con 100 pecore, anche se un rapporto di un ariete per circa 30 pecore sia più comune. Le pecore e gli arieti sono sessualmente attivi già a 6 - 7 mesi di vita ma è opportuno per le femmine, non far avere una gravidanza prima di un anno e mezzo. Una pecora avrà una gravidanza di 142 - 152 giorni ( circa 5 mesi ). Circa un mese prima del parto, la pancia si presenterà molto gonfia e cadente verso il terreno e le mammelle cominceranno a gonfiarsi. Durante questo ultimo mese, una pecora necessita di un’alimentazione supplementare, poiché gli agnelli si stanno sviluppando velocemente nella sua pancia ( circa il 70% durante le ultime sei settimane ) e deve iniziare a produrre il latte. Solitamente le pecore gravide vengono vaccinate per la clostridiosi e sverminate durante l'ultimo mese per passare l'immunità ai neonati. Solitamente le pecore danno alla luce da 1 a 3 agnelli. Le nascite gemellari sono più comuni specialmente negli allevamenti ben controllati, sebbene le pecore di primo parto è probabile che abbiano un solo agnello. La massima produzione di agnelli si riscontra quando le pecore hanno fra i 3 ed i 6 anni. Nella maggior parte dei casi, le pecore danno alla luce gli agnelli senza nessuna difficoltà e assistenza. A volte gli agnelli non si trovano nella posizione giusta per il parto. Una presentazione normale è quella che vede la testa e le due zampe anteriori dell’agnello. Una presentazione anormale comune, si verifica quando uno o più zampe anteriori sono rivolte verso l'interno o la testa è piegata verso l'interno rispetto al canale di nascita. Appena l'agnello nasce, la madre comincia ad occuparsene, lambendolo con la lingua. In poco tempo l'agnello cercherà di alzarsi e cercherà il latte. Il primo pasto avviene normalmente nella prima ora di vita, quando l’agnello succhia il primo latte prodotto dalla pecora che è chiamato colostro ed è molto nutriente. Nelle prime settimane di vita, gli agnelli poppano il latte 1-2 volte all'ora e dopo la quinta settimana, soltanto una volta ogni 2 ore. Gli agnelli dormono molto, circa 8-12 ore al giorno, in più riprese, inoltre sono molto curiosi e si interessano a tutto, giocano e corrono avanti ed indietro. |